La Quaresima e la Pasqua con il Patriarca Francesco

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Antonio, i braccianti e la dignità della persona umana

Lettera del Patriarca Francesco Moraglia sull’emergenza economica e sociale, 7 maggio 2020

Domenica 10 maggio V di Pasqua

Domenica 3 maggio IV di Pasqua “del Buon Pastore”

Supplica all’Assunta di Borbiago in occasione della Santa Messa celebrata per la pandemia Covid 19

O Vergine Assunta di Borbiago, Madre dell’Eterno Sacerdote, guarda alle nostre sofferenze, alle nostre paure, al nostro smarrimento.

In questi giorni abbiamo compreso quanto siamo fragili, esposti al male e quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri e, in particolare, di Dio.

Avevamo dimenticato come la morte appartenga al vivere dell’uomo, Covid 19 ce l’ha ricordato in modo drammatico.

Sì, l’uomo è fragile e non c’è tutela umana sufficiente, aiutaci, allora, ad essere umili perché, oggi, siamo forti e stiamo bene, domani potremmo aver bisogno di tutto, incominciando da un sorriso e una carezza.

Oggi, domenica del buon Pastore, ti affidiamo i giovani e tutti coloro che sono in ricerca.

Deponiamo nelle Tue mani materne il nostro Seminario, ove si prepara il futuro del nostro amato presbiterio e della nostra Chiesa.

O Assunta di Borbiago, prega Tu, con noi, il Padrone della messe affinché ci doni operai generosi e buoni. Aiuta i seminaristi a crescere in umanità, in fede e carità, fa che il loro convivere sia fraterno, leale, ritmato da una preghiera lieta, da uno studio serio ed appassionato, da un servizio pastorale che si nutra della stima e dell’esempio di coloro che un giorno, nell’unico presbiterio, saranno i loro fratelli maggiori.

I nostri seminaristi, ogni giorno, si rivestano di mitezza ed umiltà di cuore, della fortezza e della pazienza di Gesù Cristo, unico ed eterno sacerdote.

Maria Assunta, venerata qui a Borbiago, guarda i malati, coloro che ci hanno lasciato, i loro familiari, i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, le forze dell’ordine chi deve decidere per il bene di tutti; sostienici nei prossimi difficili mesi affinché la crisi sanitaria, non si trasformi in crisi economica e poi precipiti in aspra crisi sociale

Insegnaci Tu ad amare il Signore e, per amore Suo, a servire il nostro prossimo, iniziando dai poveri, e guardano sempre al bene comune.

+ Francesco, patriarca

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Messaggio per i ragazzi della Cresima

Domenica 19 aprile della Divina Misericordia

PREGHIERA A GESU’ MISERICORDIOSO del Santo Padre Giovanni Paolo II

Ti benediciamo, Padre santo: nel Tuo immenso amore verso il genere umano, hai mandato nel mondo come Salvatore il Tuo Figlio, fatto uomo nel grembo della Vergine purissima.

In Cristo, mite ed umile di cuore Tu ci hai dato l’immagine della Tua infinita misericordia.

Contemplando il Suo volto scorgiamo la Tua bontà, ricevendo dalla Sua bocca le parole di vita, ci riempiamo della Tua sapienza; scoprendo le insondabili profondità del Suo cuore impariamo benignità e mansuetudine; esultando per la sua risurrezione, pregustiamo la gioia della Pasqua eterna.

Concedi, o Padre, che i tuoi fedeli, onorando questa sacra effigie, abbiano gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, e diventino operatori di concordia e di pace.

Il Figlio Tuo, o Padre, sia per tutti noi la verità che ci illumina, la vita che ci nutre e ci rinnova, la luce che rischiara il cammino, la via che ci fa salire a Te per cantare in eterno la Tua misericordia.

Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

(Preghiera recitata dal Santo Padre Giovanni Paolo II il 23 aprile 1995, in occasione della «Domenica della Divina Misericordia», nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia)

Tutto è grazia

Lettera del Patriarca Francesco alla Diocesi in tempo di Covid-19

Venerdì 27 marzo

In mattinata, dal Cimitero di San Michele a Venezia, il Patriarca pregherà per tutti i defunti, in modo particolare per le vittime del Coronavirus e per tutti coloro per i quali in questo periodo non è stato possibile celebrare l’Eucaristia di commiato. In diretta Facebook su Gente Veneta.

La preghiera del Patriarca al Cimitero di San Michele a Venezia

Mercoledì 25 marzo Annunciazione del Signore

 Recita del Padre Nostro e Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

Domenica 22 marzo, IV di Quaresima

Ecco il testo dell’omelia del Patriarca
“Cari fedeli, ci ritroviamo per celebrare la IV domenica di Quaresima, con il cuore gonfio di dolore.
Abbiamo ancora negli occhi le due carovane di mezzi militari che vano verso i forni crematori di altre città perché Bergamo non è più in grado di dare questo servizio a questi suoi fedeli cittadini, uomini e donne. Bergamo è l’antica terra di San Marco e quindi siamo vicini a tutti, a tutte le città, a tutti i territori e in modo particolare ricordiamo questa città di Bergamo.
Ricordiamo poi i nostri morti. Oggi desidero in modo particolare ricordarli e richiamarli perché alcuni di voi mi hanno scritto. Flavia mi ha scritto che il suo papà se ne è andato in un modo anonimo, perché la situazione attuale non ha consentito neanche l’ultimo commiato: ogni uomo e ogni donna quando si sente particolarmente solo o sola è abbandonato ad una presenza particolare del Signore: cara Flavia sii convinta che al tuo papà non è mancato questo conforto particolare.
La testimonianza poi dei nostri medici: non c’è aggettivo che possa rendere ragione di quello che stanno facendo medici, infermieri, operatori e volontari. Che Dio li benedica! Che Dio li sostenga, che Dio li aiuti in questa loro immane fatica. Ci dicono con la loro testimonianza, una volta di più, che il bene è più forte del male, che la solidarietà e la carità è più forte dell’individualismo e dell’egoismo. Grazie per questa luce, ve lo dico dalla Chiesa che conserva le spoglie di Lucia, grazie per questa luce che siete oggi per noi.
Desidero adesso condividere la Parola di Dio, che oggi è ricchissima, fermandomi sulle letture. Dal primo Libro di Samuele abbiamo ascoltato che Dio sceglie il più umile, il più semplice, il più insignificante. Dio sceglie colui o colei che gli altri hanno dimenticato: “Non hai altri figli?” – dice il profeta Samuele a Iesse – “Sì c’è l’ultimo, ma è a pascolare il gregge”; e Dio aveva scelto lui, non il maggiore, il più prestante, aveva scelto il più piccolo.
Il Vangelo: “Chi ha peccato? – chiedono i discepoli vedendo questo cieco dalla nascita – “Lui o i suoi genitori?”. Allora, nella prima lettura Dio ci ricorda, mi ricorda, ricorda alle nostre comunità che ha bisogno, per poter agire nel mondo, degli umili: ha bisogno che diventiamo umili. È il modo unico in cui noi permettiamo che Lui agisca nella nostra vita attraverso di noi. Altrimenti si ritira. E quando Dio si ritira nascono i problemi degli uomini.
Il tema dell’umiltà: ridurre il proprio io, lasciare il posto agli altri, è un tema quaresimale, sì perché la conversione comincia dal mio io, da me.
Il profeta Gioele, che abbiamo ascoltato nella liturgia del Mercoledì delle Ceneri all’inizio di questa Quaresima, anomala e strana e che non dimenticheremo mai, il profeta Gioele ci chiedeva di lacerare il nostro cuore non gli abiti, non le vesti. È il ridimensionamento del nostro cuore, del nostro io, che deve iniziare dal nostro modo di pensare, anzi dal nostro modo di pensarci e dal nostro modo di parlare.
Sulla rete, ad esempio, nelle varie “catene” di persone che si identificano con il termine “amici”, (forse un termine eccessivo) quanta supponenza, quante polemiche, quanta aggressività, quanti io fuori del controllo e poi, alla fine, quante banalità, quanto tempo perso in inutili monologhi: non si risponde neanche agli altri, ma si continua a dire quello che si diceva prima.
L’atto di umiltà: “Signore voglio lasciarmi portare, voglio lasciarmi condurre, accetto d’ora in poi contrattempi, disguidi, fraintendimenti della mia vita…”.
Ritorniamo ora sul Vangelo: “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori?”. “Né lui, né i suoi genitori, perché questo è reso possibile per manifestare le opere di Dio”. Cari amici e care amiche: il Vangelo stigmatizza un nostro modo primo-primo, il nostro modo di trovare in ogni circostanza qualcuno su cui scaricare la colpa, la responsabilità, quasi per voler tranquillizzare la nostra coscienza, come a dire non c’è u colpevole che non sia io, e così pensare: “Io posso chiamarmi fuori, io posso star tranquillo”.
È un modo per mettere tranquillo il nostro io, metterci al sicuro: “A me non è capitato, se a lui è capitato vuol dire che c’è un motivo”. E invece noi siamo al sicuro solamente se ci abbandoniamo a Dio e in Dio. Se ci lasciamo condurre da Lui. Allora capiamo perché Gesù ha detto: “Non ha peccato né lui, né i suoi genitori, ma è perché si manifestino le opere di Dio”.
Domenica scorsa, vi ricordate della Samaritana? Il Vangelo che ci accompagna a Pasqua, quello di Giovanni, ci presenta una serie di incontri con Gesù che cambiano la vita delle persone. È l’incontro con Gesù che cambia. La Samaritana, Nicodemo, oggi il cieco nato. E questi incontri con Gesù non sono mai delle passeggiate tranquille, dei momenti tranquillizzanti: sono degli incontri-scontri che cambiano la vita. Vi ricordate, infatti, domenica scorsa la Samaritana? “Vai a chiamare tuo marito….hai detto bene ne hai avuti cinque e questo è il sesto”… e ancora Gesù le dice: “La salvezza viene dai Giudei” e sappiamo come tra Giudei e Samaritani corresse astio.
Oggi il cieco nato: riprendete oggi questo Vangelo, rileggetelo, ogni parola è soppesata. Cogliete soprattutto il crescendo: il cieco prima riconosce in Gesù l’uomo (“Chi è che ti ha guarito?” – “L’uomo chiamato Gesù”); poi di fronte alla domanda incalzante dei farisei e gli scribi (“chi è che ti ha guarito”) risponde che “è un profeta”; e poi c’è il punto decisivo, l’incontro ultimo e finale con Gesù: “Credi nel Figlio dell’Uomo?”. Figlio dell’Uomo è l’unico titolo che Gesù si attribuisce in tutto il Nuovo Testamento. Non si è mai chiamato in altro modo, quindi è la sua manifestazione divina.
Carissimi, il Covid-19 ha toccato molti personalmente nei loro affetti, nel loro modo di intendere la vita, iniziando da ciò che è più esterno, gli stili di vita. Ma soprattutto il Covid-19 ci toccherà dentro, ci lascerà diversi da come ci ha trovati, personalmente e come società.
Il Covid-19 quando se ne andrà, perché se ne andrà, e la nostra preghiera può abbreviare la sua vita in mezzo a noi, ci lascerà diversi: non più l’uomo che si illudeva di avere le risposte a tutte le domande e la soluzione a tutti i problemi, anzi l’uomo che pensava di essere, lui, la soluzione a tutti i problemi. L’uomo che credeva di essere Dio! Questo uomo rimarrà almeno per un po’ di tempo sepolto, speriamo a lungo.
Perché noi uomini non impariamo mai la lezione del bene! E scopriremo che essere uomini, e essere uomini moderni e progrediti, vuol dire riscoprire la propria creaturalità, vuol dire riscoprire anche i propri limiti, vuol dire riconoscere che abbiamo bisogno degli altri e riconoscere che non nell’intelligenza e nell’efficientismo e nella prestanza fisica, nella grande personalità, ma nell’incontro personale con gli altri (camminando insieme agli altri, amando di più la nostra comunità) lì c’è l’uomo rinnovato.
Forse chattando un po’ di meno a colpi di monologhi saccenti, e imparando ad ascoltare di più chi ci parla non in un contatto virtuale, ma in un incontro reale.
Covid-19 ci porterà a mettere in questione molte cose, come uomini e come cristiani, iniziando dall’uomo concreto e reale, rispettandolo nel suo mistero dal concepimento fino alla sua morte naturale, accogliendolo quando bussa alla nostra porta, senza troppi se o troppi ma!
Ci lascerà diversi anche come comunità cristiane, come credenti, iniziando ad annunciare un Vangelo che ha al centro il Signore Gesù senza troppe ermeneutiche ed aggiustamenti umani, che siano teologici, psicologici e sociologici: riniziare da Gesù.
Chiediamo, per intercessione di Santa Lucia, che il Signore accolga i nostri morti, lenisca il dolore ai loro familiari, sostenga i nostri medici, i nostri infermieri i volontari, tutti noi. Certi che ce la faremo! E saremo nuovi, di una umanità e di un discepolato migliore.
Ricordiamo e facciamo nostro il monito di San Paolo alla Chiesa di Roma (lettera ai Romani, 12,12): “Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera”. Papa Francesco, e la Penitenzieria Apostolica su mandato del Papa, ci hanno richiamato al valore dell’atto i contrizione perfetta, che ci può riconciliare con Dio, e al valore grande dell’indulgenza, il perdono più grande che la chiesa possa donare ai suoi figli, soprattutto nel momento della grande difficoltà che viviamo.
Coraggio a tutti, Santa Lucia interceda per noi!”

Lettera aperta agli Operatori Sanitari

Domenica 15 marzo, III di Quaresima

Lettera del Patriarca Francesco “Portate gli uni i pesi degli altri”

Domenica 8 marzo, II di Quaresima

Preghiera al SS. Redentore

Domenica 1 marzo, I di Quaresima

Messaggio del Patriarca Francesco per la 1^ domenica di Quaresima

La lettera del Patriarca Francesco per la Quaresima 2020

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