La riflessione della settimana / Rapiti sul monte dell’Amore

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La pagina della Trasfigurazione è uno splendido gioiello costruito da Marco, sullo sfondo dell’A.T. (Es.24), per dire tutta la novità dell’esperienza di Dio che Gesù propone ai suoi discepoli (oggi a noi che leggiamo), sulla montagna, a loro soli, in un tempo e in uno spazio che se da una parte segnano l’orizzonte dell’esistenza umana, dall’altra lo dilatano all’infinito. Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni: non dipende da una loro iniziativa ciò che stanno per vivere. “E fu trasformato davanti a loro”: il verbo al passivo indica un’azione il cui soggetto è Dio. Marco non dice nulla per descrivere la trasformazione di Gesù, sottolinea il meraviglioso splendore delle sue vesti, impossibile da ottenere con mezzi umani: senza che il suo corpo sia toccato, Gesù è segno della gloria di Dio. Marco comincia così ad introdurci nel mistero indicibile di cui Gesù è l’annunciatore: se egli è trasfigurato dalla “gloria” vuol dire che Dio è con lui, non con coloro che lo contestano. Se ai discepoli appare Elia con Mosè ed essi parlano con Gesù, vuol dire che egli, con la sua novità, è in perfetta comunione con loro. Allora possiamo gustare la gioia dell’annuncio di Gesù: Dio non è l’onnipotente che invia il suo Messia per creare un mondo perfetto, non è il Dio delle vittorie che vuole sconfiggere i suoi avversari.

È l’Amore che sta dentro la debolezza, che ci supplica di credere l’Amore come unica forza che fa vivere e salva questo mondo fragile. Gesù è l’annunciatore che sperimenta, vive un Dio-Amore a cui rimane fedele sino all’ estremo atto di abbandono nella morte. La Trasfigurazione, anticipo della resurrezione, è uno squarcio che svela che ciò che a noi appare opaco e fragile è in realtà pieno di luce e di Amore. In quell’attimo, Pietro ha gustato l’ebbrezza indicibile della presenza di Dio: proprio adesso comincia l’esperienza nuova dei discepoli di Gesù, l’esperienza di Dio dentro la carne: “Pietro non sapeva cosa esprimere: erano presi da timore”. Come è possibile dire questo indicibile mistero dell’infinito che si fa sperimentare dal finito, mistero di Amore che si annienta per poter incontrare e donarsi e far vivere ciò che è piccolo e finito? Pietro vorrebbe trattenere, possedere, fermare l’Amore: comincia pure questo suo “ministero” che gli chiede di spogliarsi continuamente dal desiderio di trattenere l’infinito per poterlo gustare solo in un attimo, come dono che sfugge quando si cerca di trattenerlo.

La prima parola di Gesù, adesso è il suo invito a non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, prima che il Figlio dell’uomo sia risorto dai morti: torna lo stile spiazzante di Marco: è il programma della comunità credente nella storia, vedere la gloria dentro l’oscurità, rimanere fedeli alla storia, non anticipando, ma continuando a chiedersi cos’è la resurrezione. La bella notizia di questa Domenica? La trasfigurazione ci mostra di che stoffa siamo fatti: a immagine di Dio! Siamo impastati di cielo. Siamo fatti per il Paradiso!

don Marco

 

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