La riflessione della settimana / Il Regno di Dio è in mezzo a noi, ma cresce a poco a poco

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Al popolo di Israele che stava vivendo uno dei momenti più drammatici della sua storia a causa della deportazione in Babilonia, il profeta Ezechiele aveva suggerito in quel tempo di non perdere la fiducia in Dio, perché Dio sa rispettare il suo piano di salvezza e di espansione, al di là di tutte le apparenze umane. Con l’immagine di un ramoscello preso dalle punte dei rami di un cedro e piantato sul monte più alto di Israele, il profeta annuncia un modo di agire di Dio nella storia, che stupisce sempre e non rimane incompiuto.
Gesù nel vangelo di oggi si serve dell’immagine del seme per rivelare la novità sconvolgente che ha portato con la sua venuta nel mondo. Si tratta di una novità che però non nasce già grande, ma diventa grande partendo da piccoli inizi, proprio come un seme.


Nel tempo della missione, che abbiamo cominciato dopo la Pentecoste, vedendo la grande fatica della ripresa delle nostre comunità dopo la pandemia, occorre rendersi conto di questo e prenderne atto. Una volta seminato, il seme ha una sua dinamica di sviluppo, una gestazione invisibile, che sfugge allo stesso contadino. Gesù non dice neppure che la terra dev’essere fertile, che deve essere irrigata, che bisogna salvare la pianta dai parassiti ecc. ecc. Per quanto affidato alla testimonianza e all’impegno dei cristiani, anche il tempo della missione è un tempo in cui Dio continua a operare per la salvezza di questo nostro mondo. Dopo la Pentecoste Dio non si è messo a guardare quello che siamo capaci di fare. Il suo regno e la sua espansione non dipendono dalla buona volontà dei cristiani, né dalle strategie di crescita e di divulgazione, che adottano. Una volta che il Regno è stato seminato nella storia, il suo sviluppo avviene come avviene per il seme: germoglia, cresce, produce frutto. E tutto questo non dipende dal contadino, non dipende dall’uomo, ma dipende solo dalla realtà stessa del Regno.
Sappiamo bene che ci vuole pure la nostra collaborazione. La prima parabola del vangelo di oggi, tuttavia, pone l’accento proprio sulla decisione di Dio di espandere la sua vita, che ci è stata comunicata dallo Spirito Santo, bel oltre i limiti imposti dalla debolezza e dalla fragilità della nostra natura. È un seme che cresce per la sua intrinseca forza genetica. Le circostanze esterne potranno favorire o sfavorire la sua crescita, ma non la potranno mai più uccidere. Dio non priverà mai più l’umanità della sua vita, fino alla sua piena maturità.
La seconda parabola del vangelo di oggi pone l’accento sulla piccolezza iniziale del regno di Dio, che però poi cresce e raggiunge grandi dimensioni. Il seme di senape è un seme piccolissimo: si fa quasi fatica a vederlo a occhio nudo; l’arbusto a cui dà origine ha dimensioni importanti, ha rami grandi che danno riparo agli uccelli. Così è il regno di Dio, ossia la sua vita che cresce nella nostra vita. In tante circostanze può sembrare davvero una realtà quasi insignificante. Ma ciò che viene da Dio non è mai insignificante. Presto o tardi prenderà consistenza e visibilità.
Nella stagione che viviamo, attraversata da mutamenti che sconquassano la nostra fiducia in Dio, in noi stessi e negli altri, una Parola come quella di oggi sicuramente fa bene al cuore e fa rispuntare la speranza.

don Franco

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