La riflessione della settimana / Gesù guarisce le nostre fragilità

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Inizio del vangelo di Luca. Lo leggeremo quest’anno. E’ un dono del Signore. Ascoltare la sua Parola di vita. Anche Gesù entra nella sinagoga e apre gli orecchi alla Parola, ma la Parola definitiva è lui, ecco perché insegna con autorità e svela il senso vero della Scrittura, lui è il vero interprete!
Gesù sta definendo la sua missione: è venuto per togliere la povertà, ogni povertà (nel Vangelo di Luca ricorre più spesso la parola “poveri” che non la parola “peccatori”) perché l’umanità è povera, oppressa, cieca. Ecco perché il Messia porterà gioia, libertà, occhi nuovi.


Risuonano le prime parole ufficiali di Gesù: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Gesù non spiega il brano e non fa applicazioni morali, annuncia invece un compimento. Lui è la buona notizia, Lui è il compimento della promessa. Inizia una nuova storia. Si chiude un libro e si apre la vita. Una vita che non è fatta di pesi da sopportare ma da un Dio che porta con te quelli che la vita t’impone. In modo sconcertante annuncia, per la prima volta, che il giudizio di Dio sarà di misericordia per tutti. C’è un nuovo orizzonte, un nuovo volto di Dio che Gesù inizia ad annunciare, fin da questo suo discorso programmatico.
E’ venuto finalmente il tempo di «proclamare l’anno di grazia del Signore». Non solo un anno ma tutta la storia è abitata dalla benevolenza, perché Dio è esclusivamente buono. Di più: Dio è la bontà. Il fine della storia è la felicità dell’uomo, un uomo libero, gioioso. Per gli uomini religiosi questo è troppo. Un Dio che ama per primo, in perdita, gratuitamente, senza contraccambio non può esistere.
La bella notizia di questa domenica? Dio si china su chi soffre, diventa ricchezza per il povero, vista per il cieco e libertà per il prigioniero. In Lui tutte le nostre fragilità trovano sicurezza.

don Marco

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