La riflessione della settimana / “Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo”

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Queste parole di Gesù oggi ci chiamano in causa. Ci fanno sentire coinvolti in un progetto straordinario, del quale Gesù è stato il primo e il principale artefice. Gesù non dice: Siate, ma: Voi siete! Noi siamo il sale. Noi siamo la luce. Non è un privilegio, né un atto di presunzione, ma è una responsabilità.
I cristiani, i discepoli di Gesù sono una necessità per la società umana, checché ne dicano tutti coloro che vorrebbero che sparissero o si richiudessero nelle sacrestie. I cristiani sono necessari perché è necessario Gesù. Anche il sale e la luce sono necessari per vivere bene, per vivere meglio. E Gesù ha dimostrato di essere necessario per la vita del mondo come la luce e il sale. Lui stesso ha detto di sé: ”Io sono la luce del mondo. Chi segue me non cammina nelle tenebre”. L’umanità avrà sempre bisogno di lui come avrà sempre bisogno del sale e della luce, anche se qualcuno potrebbe preferire di vivere nelle caverne e di mangiare tutto senza sale.


L’immagine del sale evoca soprattutto l’idea del gusto e del sapore. Se c’è poco sale il cibo è insipido, non sa di niente. Il sale diventa così anche simbolo di sapienza, intesa come capacità di gustare la vita avendo il senso di Dio. Per gli antichi poi il sale era praticamente l’unico elemento di conservazione dei cibi e un comune disinfettante, per cui gli si può aggiungere anche il valore simbolico della salute.
Dunque, ai discepoli Gesù affida prima di tutto il compito di dar sapore al mondo, di offrire all’umanità l’autentico gusto della vita, per guidarla ad assaporare l’incontro con il Dio padre e amico, per vincere le resistenze del male e attualizzare la salvezza.
L’immagine della luce richiama in altro modo la stessa funzione. La lampada e ogni strumento di illuminazione ha il compito di far luce per far vedere. Così i cristiani con la loro vita concretamente buona mostrano la presenza del Padre nel mondo e al mondo, come ha fatto Gesù.
L’incarico è difficile. C’è il rischio di intiepidirsi e di chiudersi nelle stanze della parrocchia, piuttosto che sciogliersi nella vita del quartiere e diventare luce che si fa vedere e consumare, perché la vita abbia il sapore e il calore di quella di Cristo, che lo Spirito Santo fa vivere in noi. C’è il rischio di perdere sapore e valore e finire nel ridicolo atteggiamento di chi tiene la lampada sotto il letto. Non c’è da strafare, né da abbagliare. Si fa quello che serve e basta per una vita sana e illuminata.

don Franco

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