LA RIFLESSIONE DELLA SETTIMANA / La “Messa” di Emmaus

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Una delle possibili chiavi di lettura del brano evangelico odierno consiste nell’accostare le varie fasi del racconto allo svolgersi della celebrazione della Messa. È un esercizio semplice, che può però darci qualche interessante spunto di riflessione.

Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro” (i riti di introduzione). Non siamo noi ad andare a Messa, ma è Gesù che ci chiama, ci accoglie e si avvicina a noi, nel segno dell’assemblea dei fratelli e delle sorelle radunata nel suo nome. Quant’è importante, allora, che le nostre comunità sappiano accogliere! Gesù cammina con noi, ci interroga sulla nostra vita, perché chiediamo perdono delle nostre mancanze e lodiamo il Padre, ringraziandolo dei suoi benefici.

Spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui” (la Liturgia della Parola). Ogni domenica (ogni giorno) ci vengono aperti i tesori della Scrittura. Ad un brano evangelico vengono accostati altri due passi dell’Antico e/o del Nuovo Testamento, intervallati dalla preghiera di un salmo, perché tocchiamo con mano la continuità e unitarietà sbalorditiva della Bibbia, dalla Genesi all’Apocalisse, tra passato, presente e futuro della Storia della Salvezza. L’incontro con la Parola non lascia indifferenti, ma fa ardere il cuore. Come sarebbe bello se, al di là della prima spiegazione propostaci nell’omelia, ci impegnassimo ad approfondire anche personalmente i brani proposti, per entrare – guidati dallo Spirito – in un’intimità più profonda con la persona di Gesù.

Resta con noi” (la Liturgia Eucaristica). Come non desiderare che Gesù resti con noi? Ed ecco, appunto per restare con noi, Lui si fa pane, si fa vino, diventa così addirittura parte di noi. “Il Corpo di Cristo”, “Amen!”. Ecco, quell’Amen rappresenti davvero l’apertura dei nostri occhi, il riconoscere nel Pane che assumiamo la presenza reale di quel Gesù che fa ardere il cuore e dà senso profondo e luce nuova alla nostra vita.

Partirono senza indugio e tornarono a Gerusalemme” (riti di conclusione). È il momento di tornare alla nostra vita e di farla parlare. È proprio la nostra vita, rinnovata dall’incontro con il Risorto, la più bella glorificazione del Signore, quando, pur tra tutti i nostri difetti, facciamo trasparire la gioia della Pasqua.

Paolo M.

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