La riflessione della settimana / Testimoni credenti del risorto

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Sono giorni difficili per i discepoli. Giorni impastati di paura, dubbio e il Risorto si fa nuovamente presente in mezzo a loro. E come reagiscono? Ancora una volta sono sconvolti e pieni di paura. Per loro è un fantasma (la traduzione non è “fantasma”, ma “spirito”). Quanto li sentiamo vicini questi discepoli impauriti. Quanta fatica facciamo anche noi a riconoscere il Risorto presente nella nostra vita. Eppure Dio non si stanca e continua a venire, apposta per noi. Davanti all’incredulità, Gesù insiste: “Sono proprio io!” (letteralmente dice “Io sono”, il nome di Dio). A dire che la morte non ha interrotto la sua esistenza, ma fa manifestare nella pienezza la sua condizione divina. Gesù dice: “Toccatemi, guardate le mie mani, i miei piedi”.
Avrebbe potuto operare un miracolo strabiliante, invece no! Non smette di stupirci. Il Risorto, invita a toccare e guardare i segni della passione. Quello è il tratto distintivo della sua presenza. E’ proprio il legame della Croce con la Resurrezione che ci dice lo specifico dell’annuncio della Pasqua. La “buona notizia” non è solo che un morto è ritornato in vita, ma che il Figlio di Dio ha donato la vita per amore sulla Croce, ha sconfitto la morte e che il suo amore ha fatto esplodere di vita il sepolcro! E per farne esperienza abbiamo bisogno di toccare con le mani e vedere con il cuore. Non basta che gli altri mi raccontino.


Sapete perché molta gente dubita? Perché non ne ha fatto esperienza, perché non l’ha incontrato, non l’ha toccato, non si è lasciata coinvolgere. La fede è un incontro, altrimenti rimane un’ipotesi, un dubbio. Come in un’esperienza di amore, la fede è un cammino, che va avanti per gradi. Noi siamo figli del “tutto e subito” ma tutto è graduale nello spirito perché tutto è graduale nell’amore. La perseveranza, la gradualità in amore dice quanto vogliamo una cosa (quanto cioè siamo motivati) e ci permette di gustare giorno per giorno ogni passaggio, ogni situazione. Per un’intera vita cerchiamo certezze, e quando il Signore ce ne dà una, noi reagiamo con la paura. Siamo così abituati alle cose negative che quando ci succedono quelle positive ci domandiamo immediatamente quanto poco durerà. Il Risorto invita anche noi ad annunciare che Lui è vivo e che siamo discepoli di un Dio innamorato e non sudditi di un Dio castigatore. Siamo chiamati ad essere trasparenza di Dio. In ufficio, a scuola, per strada, al mercato, abbiamo questa “bella notizia” da condividere. Questo non è un optional della fede, ma una delle sue caratteristiche fondamentali. Come possiamo, come siamo capaci, non lasciamoci sfuggire nessuna occasione, a volte basta solo un sorriso perché l’altro possa incontrare Dio.
In questa domenica in cui i bambini si accostano alla prima comunione, chiediamo al Signore che davvero lo riconoscano come il loro amico e compagno di strada.

don Marco

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